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Una mente vulcanica, storia di un’emicrania

Il mal di testa che blocca la vita

L’emicrania ed in generale le cefalee, sono patologie che interessano molte persone.  Talvolta il mal di testa impedisce una normale vita di realzione, rende tutto difficile, se non impossibile.
Edoardo è un giovane impiegato, allegro e cordiale, svolge la sua mansione con impegno e serietà, ha buoni amici e una ragazza a cui vuole molto bene.
Non gli manca nulla per essere contento della sua vita. Ma la sua testa è un vulcano infocato, come ama dire, e nei momenti più impegnativi comincia ad eruttare.

Il significato simbolico del disagio

L’immagine che il giovane descrive è un indizio importante della ragione profonda dell’emicrania. Un vulcano che erutta lava, ovvero fuoco, quindi aggressività e rabbia. Abbiamo cercato ciò che fa infocare Edoardo. In una seduta ipnotica, riportato nel passato, riemerge il dolore per una grave frustrazione.  Il giovane che desiderava ardentemente studiare all’Istituto d’Arte, viene forzato ad iscriversi a Ragioneria.

Un’esigenza esplosiva

La voglia inespressa di esprimersi coll’anima, fermenta nella sua testa e si manifesta come un dolore che preme. Come un’idea esplosiva, che vuole scappare fuori.  La pressione dell’inconscio si fa emicrania.  Quel desiderio represso di seguire la propria natura non ha altro modo di farsi ascoltare.
Rivivendo i momenti di rabbia e vergogna per non essersi imposto, l’impiegato dall’anima artistica, riscopre la sua vera natura.

Il sintomo, un messaggio dall’inconscio per trovare la via

Il mal di testa è campanello d’allarme dell’anima. Segnala che qualcosa vuole uscire prepotentemente dal cranio. Un’idea che diviene realtà e libera Edoardo dal dolore e da una vita che non  gli appartiene.  Dopo il lavoro inizia a frequentare un atelier di disegno e scultura, dove ritrova se stesso.  Il mal di testa scompare miracolosamente quando lavora alle sue creazioni, diminuisce sensibilmente anche al vecchio impiego.
Se ne andrà del tutto quando la vita sarà quella che era prevista per lui.

 

 

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Il training autogeno a Luino

Imparare a rilassarsi sul Lago

Domenica 9 ottobre a Luino si terrà il primo corso di Training Autogeno, sulle tecniche di base del rilassamento profondo, i sei esercizi che permettono la discesa nell’inconscio e l’autoterapia dell’ansia, dei disturbi psicosomatici, degli attacchi di panico e di tutti i danni dovuti all’eccesso di stress.

Oltre il Training Autogeno: corso di Training Autogeno a LuinoUna tecnica facile e naturale

Da quasi cent’anni il metodo di Schultz permette di combattere efficacemente i disagi psicologici e le conseguenti patologie fisiche, in modo semplice, da soli, senza bisogno di alcun farmaco. Una tecnica per tutti, per abbassare sensibilmente la tensione interiore  e ritornare al benessere.
Rilassarsi perfettamente dovunque e comunque, anche in situazioni ansiogene, prima delle prove più impegnative.

Ritrovare se stessi scendendo nell’Anima

Nel relax profondo, distaccati dagli stimoli disturbanti, dai pensieri ossessivi, dai rumori dell’ambiente e della mente, si ritrova la parte essenziale della psiche, l’Anima, l’inconscio.
Il luogo delle emozioni, degli impulsi, dei sentimenti e degli istinti. La dimensione primordiale dell’essere.  Sprofondando in un mondo intimo e protettivo, nella penombra rilassante dal silenzio interiore.

DOMENICA 9 OTTOBRE ORE    10/18     A  LUINO

CORSO BASE DI TRAINING AUTOGENO

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Video: Ipnosi e Autoipnosi

“… l’ipnosi è mito, magia, mistero. In realtà è ipnos, solo sonno. E nel sonno accediamo al mondo magico dell’inconscio, agli archetipi, a dimensioni sottili. In realtà l’ipnosi è terapia, soluzione ai disagi del profondo. L’ipnosi è sempre regressiva, si regredisce ad uno stato primitivo ed incondizionato, al regno dellla notte e del buio. E’ il ritorno naturale alle acque primordiali, alla parte fluida e lunare. Nel sonno viviamo pulsioni ancestrali, vediamo il passato rimosso, scopriamo il significato di ciò che proviene da lontano e da dolore al presente…”

Roberto Giacomelli

Ipnosi ed Autoipnosi

Lidia telefonò in quei giorni di forte caldo, che segnarono la fine dell’inverno.  Stava molto male, era appena tornata dal Pronto Soccorso di un grande ospedale della periferia milanese.  Mentre guidava la sua auto sulla tangenziale, la vista le si offuscò, il fiato divenne corto e affannoso, le mani tremavano al punto da non poter digitare il numero di casa.

La diagnosi dei medici: DAP, disturbo da attacco di panico. Esami clinici negativi, cuore sano, ma picco ipertensivo. Un esplosione di energia troppo a lungo repressa. una vita chiusa in una gabbia simbolica. Lavoro, orari, responsabilità, un figlio piccolo sempre affidato ad altri.

Ed ad un tratto l’inconscio si è ribellato selvaggiamente. Tutti i suoi segnali erano stati ignorati, quei piccoli disturbi fisici, soppressi in fretta con medicinali sintomatici, senza ascoltare il messaggio dell’anima. Solo un segno dirompente avrebbe potuto salvare Lidia dalla prigionia di un’esistenza ormai insostenibile.

Così Lidia arrivò in una tarda mattinata di primavera, col sole già caldo e una luce troppo forte per lei. Dopo anni non era andata al lavoro, era finalmente scappata dalla sua gabbia di dovere compulsivo. Non mangiava quasi più, dormiva poco e male, oppressa dalla paura di avere nuovamente paura.

Decidemmo di intraprendere il cammino analitico, per lasciare all’anima la possibilità di liberarsi dal dolore a lungo nascosto. Ma Lidia aveva paura.
Paura di tornare a casa guidando, di stare sola, di non farcela più a lavorare, a respirare, in una parola a vivere. Voleva una risposta forte ed immediata e aveva pensato all’ipnosi.

Almeno per sopravvivere al terrore, così si era espressa. Aveva sentito parlare da un altro paziente delle sedute di ipnosi per desensibilizzare una fobia. E dell’addestramento all’autoipnosi che permetteva a questa persona di curarsi da sola a casa tutti i giorni. Temeva che le due sedute settimanali non le sarebbero bastate per uscire dalla paura paralizzante.

Lidia è stata addestrata a scendere nell’inconscio in uno stato di rilassamento profondo, a gestire l’ansia ed il panico, con i sei esercizi di base del training autogeno e a controllare la respirazione quando inizia l’affanno.
Visualizza se stessa come vuole essere: calma e coraggiosa, padrona della sua vita.

Dopo una decina di sedute di ipnosi e due sedute quotidiane di autoipnosi a casa, gli attacchi di panico si sono scomparsi. Non è guarita, le cause profonde del male devono emergere dall’inconscio. Ma è tornata a vivere in modo accettabile e ad avere voglia di curarsi. L’attenzione per se stessa, il sonno profondo dell’ipnosi ed il relax del training autogeno lo hanno permesso.

 Una terapia ipnotica ed un corso di training autogeno non danno la felicità, ma permettono di tornare alla vita.

 

 

 

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