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Articoli marcati con tag ‘autoipnosi’

Il trauma che spezza la vita

Il disturbo da stress postraumatico

La cronaca nera di questi giorni è fatta di episodi di feroce violenza, dove il  crimine oltre che colpire la vittima,  provoca gravi danni a coloro che per ruolo o professione devono intervenire e non hanno potuto farlo.
Vicini o parenti che non hanno saputo fermare la strage familiare, operatori delle Forze dell’Ordine o soccorritori che non sono riusciti a sventare il crimine o ad evitare la tragedia. Poi si sentono male. Maledettamente colpevoli. Il disturbo da  stress post traumatico non colpisce solo la vittima, ma spesso anche chi era con lei.

 Il senso di colpa

Che fa male è la sensazione di responsabilità colpevole che si deposita nell’inconscio, che toglie sonno e appetito, entusiasmo e  voglia di vivere.  Come per la vittima, il trattamento del disturbo da stress postraumatico nel soccorritore, si basa sulla condivisione del dolore, col colloquio terapeutico, con un aumento di sonno e delle relazioni affettive. Più coccole e attenzioni.

La via dell’inconscio

Ma la via maestra per risolvere i sensi di colpa rimane scendere nell’inconscio, durante le sedute di ipnosi, o da soli nel rilassamento profondo, nell’autoipnosi. Per rivivere il trauma ed elaborarlo, per accettare gli accadimenti con distacco e realismo. Parlare direttamente con la parte più sensibile e nascosta, dalla quale originano il dolore e le somatizzazioni patologiche.

Una nuova visione

 L’intimo colloquio con se stessi porta a fare emergere lo schock, a razionalizzare i fatti accaduti, a sollevare dalle responsabilità.  Permette un ritorno alla vita, al lavoro, alle relazioni. Evita insonnia, attacchi di panico, sindromi ansiosodepressive e patologie organiche nate dall’eccesso di stress.  Volersi bene è il primo passo, curarsi scendendo nell’inconscio  è percorre la Via.

 

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Una mente vulcanica, storia di un’emicrania

Il mal di testa che blocca la vita

L’emicrania ed in generale le cefalee, sono patologie che interessano molte persone.  Talvolta il mal di testa impedisce una normale vita di realzione, rende tutto difficile, se non impossibile.
Edoardo è un giovane impiegato, allegro e cordiale, svolge la sua mansione con impegno e serietà, ha buoni amici e una ragazza a cui vuole molto bene.
Non gli manca nulla per essere contento della sua vita. Ma la sua testa è un vulcano infocato, come ama dire, e nei momenti più impegnativi comincia ad eruttare.

Il significato simbolico del disagio

L’immagine che il giovane descrive è un indizio importante della ragione profonda dell’emicrania. Un vulcano che erutta lava, ovvero fuoco, quindi aggressività e rabbia. Abbiamo cercato ciò che fa infocare Edoardo. In una seduta ipnotica, riportato nel passato, riemerge il dolore per una grave frustrazione.  Il giovane che desiderava ardentemente studiare all’Istituto d’Arte, viene forzato ad iscriversi a Ragioneria.

Un’esigenza esplosiva

La voglia inespressa di esprimersi coll’anima, fermenta nella sua testa e si manifesta come un dolore che preme. Come un’idea esplosiva, che vuole scappare fuori.  La pressione dell’inconscio si fa emicrania.  Quel desiderio represso di seguire la propria natura non ha altro modo di farsi ascoltare.
Rivivendo i momenti di rabbia e vergogna per non essersi imposto, l’impiegato dall’anima artistica, riscopre la sua vera natura.

Il sintomo, un messaggio dall’inconscio per trovare la via

Il mal di testa è campanello d’allarme dell’anima. Segnala che qualcosa vuole uscire prepotentemente dal cranio. Un’idea che diviene realtà e libera Edoardo dal dolore e da una vita che non  gli appartiene.  Dopo il lavoro inizia a frequentare un atelier di disegno e scultura, dove ritrova se stesso.  Il mal di testa scompare miracolosamente quando lavora alle sue creazioni, diminuisce sensibilmente anche al vecchio impiego.
Se ne andrà del tutto quando la vita sarà quella che era prevista per lui.

 

 

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Le maschere della Paura

L’emozione scatenante

Ansia, attacchi di panico, sindromi ansiosodepressive: sofferenza e disagio interiore. Sono i molteplici aspetti della paura.  Questa reazione primaria, nata per permettere la sopravvivenza nell’ambiente, quando sopraffà la persona diventa paralizzante. Oggi si vive nella paura, anche se i tempi della sopravvivenza fisica nella foresta sono lontani.  Non si temono più le tigri dai denti  a sciabola, ma la solitudine, la miseria, la follia.

Sopravvivere al timore

Si può vincere l’ansia da prestazione, prima di un esame, di una gara, gli attacchi di panico quando si  è tristi o soli?  Si può lavorare con successo su se stessi, scendendo nella dimensione profonda, nell’inconscio. Ipnosi, autoipnosi, training autogeno, meditazione e altre forme terapeutiche sono efficaci. Il lavoro più rapido ed efficace è però affrontare la paura. Destrutturarla scoprendo la causa profonda e sconfiggerla “prendendola a piccole dosi”  . Questo è il metodo più veloce e  diretto. 

La psicologia dell’aggressività come terapia della paura

Battere ansia, panico, umore cupo, paura si può.  I corsi di Psicologia dell’Aggressività e di Autodifesa Psicofisica sono la risposta diretta ai segnali dell’inconscio. Il panico denuncia un trauma antico, un vuoto nel profondo, un blocco non ancora sciolto.  Il primo atto di coraggio è la volontà di scendere in campo contro la paura.  Vivere come schiavi toglie il piacere di essere,  solo liberi dalla paura si è veramente se stessi.

 

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Una tristezza paralizzante

Nel periodo di crisi

Una giovane signora trentacinquenne è stata licenziata dal posto di lavoro, con il pretesto di una ristrutturazione aziendale.  Giovanna ha sempre svolto con impegno e dedizione il suo compito di impiegata, anche se dopo avere frequentato l’Istituto d’Arte, avrebbe voluto per sè un altra occupazione.
Ma ha un bimbo piccolo ed il suo stipendio è essenziale per il bilancio familiare.

Sentirsi inutili, sentirsi vuoti

I primi giorni da disoccupata, sono spensierati. Finalmente ha tempo per la sua casa, per i suoi cari e per se stessa. Ma finite le grandi pulizie, quando il marito è al lavoro ed il bimbo all’asilo, Giovanna sperimenta per la prima volta un senso immenso di vuoto. Si sente inutile, un ferro vecchio buttato via. L’intestino si lamenta con la diarrea, ha paura della povertà, l’ansia l’assale. Si comincia a trascurare fisicamente e perde il gusto di vivere.

La paura di essere fallita

Giovanna sta male, vaga per la casa come un fantasma, non ha stimoli. Quindi non cerca nemmeno un nuovo lavoro, passa ore a piangere e i pensieri ossessivi la tormentano. Si vede in miseria, lasciata dal marito, strappata al suo bimbo. Sola.  E’ solo tristezza e disperazione, ma il marito, un uomo sensibile e attento, teme possa sfociare nella depressione.
La situazione oggettiva non è tremenda, ma è la lettura della realtà data da Giovanna, tramite le sue emozioni che la fa sembrare disperata.

Entrare in se stessi per ritrovare le motivazioni

Il marito di Giovanna la convince a recarsi al colloquio terapeutico. Durante il quale emergono i sintomi di una depressione reattiva allo stato iniziale.  Il suo male è nell’immagine che ha di sè, che genera sfiducia e paura.
Non si sente all’altezza dei suoi compiti, si sente in colpa inconsciamente per avere perso il lavoro.  Le sue credenze limitanti vengono smontate e si ristruttura la visione della situazione. Le vengono insegnate le tecniche di rilassamento profondo del training autogeno e i principi d
ell’autosuggestione positiva.

La forza per ricominciare

In dieci sedute, Giovanna ha una nuova percezione di se stessa, sa come superare la paura e nutrirsi di pensieri positivi. Ritrova la volontà di battersi e comincia a cercare un nuovo lavoro. I ritmi del sonno si sono normalizzati, i sintomi ansiosi sotto controllo, il tono dell’umore migliorato sensibilmente.  Può tornare a vivere senza paura. Il suo stato d’animo paralizzante l’avrebbe condannata alla malattia, all’infelicità e alla disoccupazione.  La forza ritrovata l’ha liberata. 

 

 

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